Moneta locale per un economia equa, solidale e popolare del SUD

La crisi finanziaria recente sta mettendo in luce tutti gli aspetti negativi ed inquinanti del sistema della moneta unica europea (l’euro) e quelli della globalizzazione, dai facili debiti contratti per comprare qualche aggeggio elettronico in più alle truffe bancarie per estorcere denaro all’ignaro investitore.

Possiamo contare 96 crisi bancarie e 176 crisi monetarie nel corso degli ultimi 25 anni.

Ma apriamo una parentesi sulla situazione americana che sta trascinando tutto il sistema verso il baratro: infatti per la sola crisi dei subprime, Bloomberg ha valutato l’impatto economico del salvataggio delle banche americane a 7.700 miliardi di dollari, ovvero il 50% del PIL statunitense.

Ricordando che il costo maggiore sostenuto nella storia dagli USA è stato quello della seconda guerra mondiale, ovvero 288 miliardi dell’epoca e rapportando tutto ad oggi, avremmo un valore di circa 3.600 miliardi di dollari. Se a questo sommiamo il denaro speso per l’acquisto della Luisiana, il New Deal, il Piano Marshall, il budget della NASA per spedire l’uomo sulla Luna, il costo della crisi delle banche Savings and Loan tra il 1986 ed il 1996, la guerra contro la Corea ed il Vietnam, otteniamo circa 6.950 miliardi di dollari.

Ci accorgiamo che siamo ancora lontani da quanto è stato speso in pochi mesi per tentare di arginare la crisi attuale.

Tutto questo, se da un lato ha manifestato l’incapacità del mercato finanziario di autoregolamentarsi dandosi delle regole etiche che neutralizzino le spinte all’arricchimento senza dignità e lavoro, dall’altro ha ormai messo in luce quanto effimera sia il controllo degli organismi internazionali come questa Europa dei banchieri e degli speculatori spacciata dai loro servitori come quella dei popoli che la abitano.

Adesso è chiaro a tutti che questa Europa come forma di super stato, idolatrato e adorato da chi lo utilizza come pozzo nero in cui scaricare tutto il peggio dell’alta finanza internazionale, non solo dissipa una quantità immane di ricchezza, faticosamente prodotta dai lavoratori di tutte le nazioni, ma distrugge le identità locali facendo cassa con tutto e tutti senza nessun riguardo per le tradizioni, il lavoro e gli interessi dei popoli che abitano questo vasto territorio.

Detto ciò una risposta è possibile, quale? l’istituzione o meglio il ritorno alle monete regionali o complementari. Come? Diversi sono gli esempi di monete regionali attualmente presenti in diverse aree del mondo pertanto cito solo le più significative.

La prima si chiama WIR e nasce da un idea di 16 uomini d’affari svizzeri che si ritrovarono periodicamente in un bar di Zurigo in un periodo di crisi simile alla nostra.

Le loro banche avevano appena deciso che avrebbero loro ridotto il credito, creandogli un notevole disagio.

Pensarono allora di mettersi d’accordo per effettuare le transazioni direttamente tra loro, piuttosto che mediante la moneta bancaria. Quelli tra loro che compravano, contabilizzavano dei debiti verso gli altri che vendevano. All’inverso, questi ultimi beneficiavano di crediti verso i primi. Questi debiti e crediti venivano espressi in una moneta comune chiamata WIR. Questo sistema monetario, che esiste dal 1934, è oggi utilizzato dal 25% delle imprese svizzere. Gli scambi tra le imprese quantificati in WIR rappresentano circa 2 miliardi di euro all’anno. La Banca cooperativa WIR, la cui sede è a Basilea, conta circa 75.000 PMI tra i clienti.

Il professore americano d’economia James Stodder, con uno studio sui WIR, ha dimostrato che la stabilità dell’economia svizzera, la sua grande capacità di resilienza in rapporto alle economie vicine, si spiega proprio grazie a questa moneta parallela.

Ogni volta che c’è una recessione nell’economia della nazione, il volume degli affari in WIR aumenta. All’inverso, quando l’economia è in crescita, il volume di WIR in circolazione cala.

Questo perché qualsiasi imprenditore normale preferisce essere pagato in franchi svizzeri, che gli permettono di comprare in tutto il mondo, piuttosto che in WIR, che non potrà che utilizzare con le altre 75.000 imprese aderenti al circuito nazionale.

Se invece c’è una recessione creditizia in moneta nazionale, egli preferirà pagamenti in WIR piuttosto che rinunciare del tutto ad una vendita e quindi ad un guadagno.

All’inizio degli anni 1990, c’erano circa 300 monete complementari nel mondo, tra cui il WIR. Oggi ce ne sono più di 5.000!

Non si tratta di sistemi commerciali ma di modelli a vocazione sociale, su una scala troppo piccola per risolvere il problema dell’instabilità finanziaria cronica e planetaria, ma sufficiente a risollevare l’economia reale di un territorio.

Racconta Bernard Lietaer, autore di 15 libri pubblicati in 5 lingue, tra cui “The Future of Money” tradotto in 18 lingue ed ex responsabile presso la Banca Nazionale del Belgio per la messa in opera del meccanismo di convergenza (ECU) verso il sistema europeo della moneta unica “in Giappone, un’esperienza di moneta locale permette di ridurre il problema finanziario posto dall’invecchiamento della popolazione, infatti circa il 20% della popolazione giapponese ha più di 65 anni e 1,8 milioni di persone hanno bisogno di un aiuto giornaliero.

Si tratta di un problema impossibile da gestire in modo durevole con un sistema monetario monopolista ordinario nel sistema giapponese del Fureai Kippu, messo in atto dal signor Tsutomo Hotta, la moneta complementare permette di finanziare qualsiasi aiuto che non è coperto dall’assicurazione sanitaria: l’aiuto a domicilio, l’accompagnamento, la preparazione del cibo, etc.

Quando io rendo un servizio ad una persona anziana del mio quartiere, mi viene accreditato il tempo speso su di un conto di risparmio elettronico. Potrò usare quelle ore per pagare qualcuno quando io a mia volta avrò bisogno di cure. Oppure posso trasferirle a mia madre cosicché lei possa remunerare un membro della rete della sua regione che aderisce al circuito e che le offra delle cure.

Ci sono 487 sistemi di questo tipo in Giappone, che aiutano centinaia di migliaia di persone. Potremo egualmente citare la rete Yamato Love (che sta per: Local Value Exchange) lanciata dal sindaco della città di Yamato che conta circa 700.000 abitanti.

Un terzo degli abitanti utilizza questo sistema di moneta complementare, ciascuno creando il suo proprio sotto-sistema utilizzando una carta di credito che permette di contabilizzare e di effettuare gli scambi. Possiamo anche parlare delle “Ithaca Hours”, una moneta locale creata nel 1997 a Ithaca, nello stato di New York, o anche della rete tedesca del REGIO (RegioNetzwerk) in cui sono operativi già 28 sistemi locali e 35 sono in fase di avviamento. Il più conosciuto è il Chiemgauer che funziona nel sud della Baviera. In Francia, infine, il sistema SOL si appoggia ad una carta di credito del tipo di quelle che usano a Yanato. Questo sistema usa tre tipi di moneta: una moneta B2B – il SOL Cooperazione – le cui unità equivalgono all’euro; una moneta sociale – il SOL Impegno – la cui unità è il tempo, come nel caso dei TIME DOLLAR; ed infine una moneta sociale denominata in euro sul modello dei buoni-pasto.”

Questo sistema se adottato nelle macro aree affini come per esempio il meridione italiano, potrebbe essere la chiave di volta della rinascenza del sud liberandolo dal giogo delle banche del nord o peggio straniere che ci trattano come mercato di consumo e come luogo dove fare raccolta di denaro da investire altrove, lasciandoci in uno stato di povertà perenne.

In pratica ecco i principali vantaggi di un circuito di economia locale:

1. Incentiva gli scambi di beni e servizi preferenzialmente all’interno del Circuito.

2. Fissa nel territorio in cui viviamo quote crescenti della nostra vita economica (lavoro, produzione, circolazione monetaria, consumo)

3. Ostacola la “fuga” del capitale monetario verso quelle realtà imprenditoriali che non ci “restituiscono” i valori economici guadagnati e/o conquistati.

4. Crea una rete di relazioni sociali in cui prevalga il rapporto umano di reciproca solidarietà.

5. Stimola la cooperazione tra i conterranei per dare slancio all’incremento del benessere del nostro territorio.

6. Realizza uno strumento economico comunitario affrancato dal debito bancario


In Italia già sono presenti forme di monete locali e complementari come per esempio l’arcipelago Scec (Solidarietà ChE Cammina) che riunisce sotto un’unica sigla tutti gli esperimenti di Buoni Locali italiani: Ecoroma (Roma), Scec (Napoli), Kro (Calabria), Thyrus (Terni) e Tau (Toscana).

Persino la Chiesa cattolica ha cominciato ad interessarsene infatti l’Arcivescovo di Crotone-Santa Severina Mons. Domenico Graziani, in quanto Presidente Nazionale del comitato scientifico di Arcipelago Scec è attualmente impegnato a promuovere l’utilizzo dello Scec nella sua diocesi attraverso incontri pubblici.

Un’altra delle prime monete locali in Italia è l’Eco-Aspromonte, circolante nel Parco nazionale dell’Aspromonte dal 2004.

È una banconota-voucher disponibile in quattro tagli per gli acquisti effettuati all’interno del parco stesso, introdotta con lo scopo di aiutare le filiere dei prodotti tipici e rafforzare l’identità locale.

Inoltre tutte le banconote hanno una scadenza che impedisce l’accumulo di moneta inoperosa e dunque evita la funzione della cosiddetta “riserva di valore”.

Il 15 settembre 2007 è stato anche lanciato il DANEE, “buono locale milanese”; i promotori pensano di farla utilizzare in settori come commercio, PMI, Welfare, politiche di territorio, progetti territoriali, politiche previdenziali-assistenziali, sanitarie, carcere e giustizia. Il progetto è stato adottato da tre zone di Milano LA ZONA 6- LA ZONA 7-LA ZONA 5.

Nel mondo i sistemi di scambio non monetario che maggiormente utilizzano valute complementari sono il MORE (Member Organised Resource Exchange system) presente negli Stati Uniti (Ithaca Hours) e in Giappone, il LETS (Local Exchange Trading System) diffuso in Gran Bretagna e Australia, il ROCS (Robust Complementary Community Currency System) inglese, il SEL (Système d’Echange Local) e il Tronc de Services comuni in Francia e in Paesi francofoni, i RERS (Réseaux d’échange Réciproque des Savoirs) diffusi in Francia, Svizzera, Belgio e Olanda, la Banca del Tempo attiva in Italia, Svizzera e Spagna, i Tauschring e il Wir sviluppatisi in Germania e Svizzera.

Un’altra idea di economia e di finanza come vedete è possibile: equa, solidale e popolare.

 

 

Moneta locale per un economia equa, solidale e popolare del SUDultima modifica: 2010-06-23T23:19:00+02:00da cyrus1979
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