Una visione dell’Etica ordinatamente subordinata ad una concezione dell’essere!

 

Nino a Gibilmanna XI.jpgAbbiamo più volte analizzato quelli che sono i risvolti etici di alcune scelte politiche, però il vero problema da che cosa queste prese di posizione siano giustificate, ancora rimane in aria.

E allora? tutto ritorna nella nebbia? No per niente! Bisogna analizzare in profondità, gli aspetti più criptici che questi interrogativi eclissano, la visione appunto del divenire in relazione alla concezione dell’essere.

La visione, la penso come sinonimo di “vedere con gli occhi della mente” o come il sanscrito antico “ved-mi”, ci dice, “rivelare”, il divenire come mutamento, movimento, scorrere senza fine della realtà, perenne nascere e morire delle cose, uno deiconcetti su cui si sono contrapposte idee ontologiche di tipo statico (come quella eleatica) e di tipo dinamico (come quella eraclitea).

Gli eleati di Parmenide infatti, pensano la nascita e morte come fenomenologia dell’essere, ingenerato (nulla nasce dal nulla), eterno (nulla finisce nel nulla), immobile, unico, compatto e ben definito (come una perfetta sfera).

Eraclito invece, come la sostanza dell’Essere ed ogni cosa soggetta al tempo e alla trasformazione. Ed anche quello che sembra statico alla percezione sensoriale in verità è dinamico e in continuo cambiamento. Questo principio si concretizza nella tesi che individua nel fuoco (πῦρ, in greco) il simbolico principio di tutte le cose, emblema del movimento, della vita e della distruzione.

Anche Aristotele si occupa del divenire – inteso come il passaggio da un certo tipo di essere a un altro certo tipo di essere – sintetizzando concetti cardine come:

· il sostrato: è ciò che permane nonostante il mutare. Un essere umano, per esempio, da essere giovane diventa vecchio; dunque ha subito una mutazione, ma sempre dello stesso essere umano stiamo parlando che quindi possiamo definire come sostrato.

Il sostrato ultimo è naturalmente la materia prima, intesa come il determinarsi dell’essere nelle varie possibili forme senza essere nessuna di esse.

· la privazione e la forma. Il divenire si può allora descrivere come il trasformarsi di un ente che prima era privazione, mancava di una caratteristica e in seguito l’acquista diventando forma. È naturale cioè che “[…] nè qualunque cosa si genera da qualunque cosa. Il bianco si produce da ciò che è non-bianco, e non da un non-bianco qualsiasi, ma dal nero o da qualcosa che è intermedio fra il bianco ed il nero.” (Fisica, I, 5, 188 a-b): pertanto un corpo diventa bianco (forma) da un dato non-bianco (privazione).

Ma questa strada ci conduce inequivocabilmente all’ontologia (di tutto ciò “che è”), cioè allo studio dell’essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali di cui bisogna conoscere i principi e le cause.

Il termine deriva dal greco ὄντος, òntos (genitivo singolare del participio presente ὤν di εἶναι, èinai, il verbo essere) più λόγος,lògos, letteralmente “discorso sull’essere”,

Aristotele descrisse l’ontologia (pur senza usare questo termine) come “la scienza dell’essere in quanto essere”.

L’ontologia è preponderante rispetto alla dimensione logica ed empirica: solo l’intuizione intellettuale è in grado di accedervi, una forma di sapere che si rivela per lampi improvvisi, percezione immediata dei principi primi, e dunque espressione di una conoscenza certa perché in essa il pensiero ha direttamente accesso ai propri contenuti, essendo insieme soggetto e oggetto: questi due termini pur contrapposti risultano così complementari e dialetticamente legati tra loro.

Ma senza divagare troppo, diciamo che il termine “Essere“, viene usato principalmente in 3 modi:

1. Esistenza: per esprimere il fatto che una certa cosa esiste; ad esempio, “il cavallo è (c’è, esiste)”, ma anche “l’unicorno è (almeno nella mente di chi lo pensa)”.

2. Identità: ad esempio “i Siciliani sono gli abitanti della Sicilia

3. Predicazione: per esprimere una proprietà di un certo oggetto; ad esempio “il cavallo è baio”.


E anche Platone, concepisce l’Essere non più staticamente contrapposto al non-essere, ma ipotizza una loro parziale convivenza.

L’Essere è strutturato in forma gerarchica: a un massimo di Essere corrisponde un massimo di valore, rappresentato dall’idea del Bene. A mano a mano che ci si allontana dal Bene, però, si giunge a contatto col non-essere e l’uomo, si trova a metà strada tra Essere e non-essere.

Per spiegare la situazione paradossale in cui ci troviamo dobbiamo introdurre la differenza tra essere ed esistere.

Mentre l’Essere è qualcosa di assoluto che è in sé e per sé, l’esistenza non ha l’essere in proprio: l’essere le viene “donato”. Così l’uomo non sussiste autonomamente, ma esiste in quanto ha ricevuto l’essere da qualcos’altro. Utilizzando una metafora, possiamo concepire l’esistenza come un ponte sospeso tra essere e non-essere.

Il non-essere però in un certo senso esiste, sebbene la sua natura consista unicamente in una privazione, in una mancanza di essere, una corruzione che diventa sempre più accentuata man mano che l’uomo precipita, cadendo nella temporalità, nella contingenza, e nel divenire.

I filosofi neoplatonici e cristiani dicevano che l’Essere è la luce di Dio, che si disperde a poco a poco nell’oscurità in cui risiede la possibilità del male.

L’Essere non è qualcosa che si ricava dai sensi, né è dimostrabile tramite un ragionamento: esso si trova al di sopra del percorso logico-dialettico, ed è accessibile unicamente per via di intuizione.

Pertanto qualsiasi visione etica del mondo, non può prescindere da una concezione dell’essere e dell’esistere e ad essa non restare ordinatamente subordinata.

Così le azioni umane, sia pubbliche che private non possono trascendere da quest’ordine e da questa gerarchia di valori, che vede l’Uomo, eretto tra cielo e terra, sottoposto all’uno ma dominatore rispettoso dell’altra.

Qualsiasi politica trova la sua migliore rappresentazione nella immagine dell’uomo prima proposta, per cui Essa deve stare eretta sottostante all’ontologia dell’etica e dominatrice della materialità corporale che, se pure è presente, su di essa cammina e su cui si deve ergere fiera.

Ma se oggi la politica è così in difficoltà, schiacciata dall’economia, incapace di un’autentica visione del mondo, è certamente colpa dell’abbassamento dei suoi obbiettivi ultimi, che non sono più la realizzazione del Bene in sé e per sé, ma la ricerca dell’utile e del piacere.

L’uomo ha abbattuto il ponte della sua esistenza tra Essere e non essere, ha troncato il filo che lo sosteneva, ha dimenticato che è asse tra il Cielo e la Terra, ha violentato la sua natura stravolgendone i fini.

E’ necessario quindi, il riordino della vita terrena, ponendo comportamenti, modi di vivere e scelte, in linea con una visone etica del divenire stesso, ordinatamente subordinata ad una concezione dell’essere.

Per questa missione, urge una Rivoluzione Spirituale Etica ed Ordinatrice dei Cuori.


 

Una visione dell’Etica ordinatamente subordinata ad una concezione dell’essere!ultima modifica: 2009-09-11T08:01:00+00:00da cyrus1979
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